trapiantocornea

Cornea: trapianti sempre meno invasivi, recupero più rapido e risultati più efficaci nella cura del cheratocono

 

Al Centro oculistico bolognese si aprono sguardi all’avanguardia

per la salute dell’occhio

Tecniche chirurgiche di eccellenza per il trapianto delle cornee approdano al Centro oculistico bolognese, per ridare agli occhi l’acutezza dello sguardo. Innovazione ed esperienza insieme: un binomio inscindibile in medicina, che costituisce la mission del Centro felsineo. Innovazione, nell’offrire ai pazienti le tecniche e le strumentazioni più all’avanguardia, e professionalità degli operatori, con un’équipe medica di primissimo livello.

In Italia si contano oltre 5mila trapianti di cornea l’anno. Da qualche settimana, con i primi interventi eseguiti al Centro oculistico di via Amendola, le tecniche più innovative sono disponibili anche nel poliambulatorio privato bolognese, che accompagna il paziente lungo tutto il percorso di cura: dalle visite di routine agli esami diagnostici specialistici, fino all’intervento chirurgico più appropriato.

Il Centro offre le nuove tecniche a disposizione per le cure delle patologie dell’occhio, attraverso metodiche che rappresentano nel panorama clinico attuale la risposta migliore per una maggiore velocità di cicatrizzazione, minore o nullo astigmatismo finale e, finalmente, la ripresa visiva. Tutto, in circa due settimane di tempo, dalla visita oculista, all’esecuzione degli esami specialistici necessari, fino all’intervento vero e proprio, subito dopo il quale è possibile tornare alle proprie attività quotidiane.  “I rischi legati alle tecniche del passato possono compromettere la regolarità della giunzione fra donatore e ricevente determinando un astigmatismo che influenzerà negativamente il risultato visivo finale”, sottolinea Massimiliano Perrone, medico chirurgo specialista in Oftalmologia e direttore sanitario del Centro oculistico bolognese, fiore all’occhiello della struttura sanitaria che ha sede al cuore della città. Ma un’alternativa è possibile.

 

Dottor Perrone, perché e quando si interviene con il trapianto di cornea?

Circa la metà degli interventi servono per curare il cheratocono, una malattia in cui il tessuto della parte anteriore dell’occhio si sfianca, si assottiglia e assume una forma a cono, distorcendo la visione da lontano e da vicino con un astigmatismo sempre più pesante, che oltre un certo livello non è più possibile correggere. Certo: non è sempre necessario ricorrere al trapianto grazie al laser cross-linking, che pure utilizziamo nel nostro Centro. Ma quando anche il laser non riesce a rallentare la patologia, o in presenza di eventi traumatici che hanno seriamente danneggiato la cornea – come una complicazione post chirurgica dopo l’intervento alla cataratta, o leucomi corneali post traumatici (incidenti stradali, domestici o sul lavoro, quando ad esempio una goccia di acido provoca una ferita corneale), allora si interviene con il trapianto vero e proprio.

In cosa consiste il trapianto?

E’ un intervento con cui si sostituisce, completamente o in parte, la membrana trasparente che si trova nella parte più anteriore dell’occhio. In pratica, la cheratoplastica (trapianto) della cornea è la sostituzione parziale (lamellare) o a tutto spessore (perforante) della cornea. Nel nostro centro siamo in grado di offrire tutte le metodiche disponibili attualmente, con particolare attenzione a quelle più innovative.

 

Fino a qualche anno fa, l’unica alternativa per riparare una cornea compromessa era la cheratoplastica perforante (PK). Di cosa si tratta?

E’ la sostituzione a tutto spessore della cornea utilizzata generalmente quando vi sono patologie corneali coinvolgenti la cornea a tutto spessore. In generale si può affermare che c’è indicazione ad una PK tutte le volte che non si può effettuare una cheratoplastica lamellare, ad esempio in caso di leucomi (cicatrici corneali) coinvolgenti l’intero spessore corneale con endotelio alterato, nella distrofia corneale maculare, in alcune ferite corneali perforanti, in casi di colliquazione (melting) corneale. Le suture dopo PK generalmente vengono asportate dopo circa un anno; quindi con una ripresa visiva piuttosto lunga. Inoltre il rischio di rigetto è sensibilmente elevato. E’ quindi una tecnica più invasiva e che comporta tempi più lunghi di recupero. Oggi – e sono le tecniche che abbiamo già sperimentato nel nostro poliambulatorio – sono possibili vie alternative: decisamente preferibili perché meno invasive e con ridottissime complicanze, intra e post operatorie.

 

A quali tecniche innovative si riferisce?

La cheratoplastica (trapianto di cornea) lamellare (LK), che prevede la sostituzione solo della parte di cornea affetta da patologia, e può essere anteriore (SALK, DALK, ALK) o posteriore (DSAEK, UTDSAEK, DMEK). Sono un insieme di tecniche chirurgiche in aumento dal punto di vista numerico, accomunate dall’aspetto più conservativo. In particolare, la SALK è indicata per leucomi superficiali anche post laser ad eccimeri (haze) già trattati con PTK. Si effettua un taglio corneale superficiale con microcheratomo asportando la parte alterata e impiantando un lembo corneale di analogo spessore. Si può effettuare senza suture mettendo una lente a contatto alla fine dell’intervento o mettendo delle suture temporanee a sopraggitto.  La DALK, consiste invece nell’asportazione dello stroma corneale, lasciando solo la descemet-endotelio (strato più interno) o descemet-endotelio e lo stroma più profondo. Le tecniche chirurgiche sono varie; tra le più diffuse c’è quella “big bubble”, quella che abbiamo già praticato nel nostro Centro. E’ una tecnica che prevede iniezione di aria intrastromale. Si trapianta un lembo corneale privato dello strato descemet-endotelio. Non è soggetta a rigetto endoteliale. Si appongono suture che vengono asportate dopo circa tre mesi. Tale tecnica è utilizzata soprattutto per il cheratocono, ma in generale in tutte quelle condizioni con stroma alterato ed endotelio sano; ad esempio leucomi corneali post erpetici, post cheratiti batteriche. Completa il panorama delle tecniche il DSAEK: si trapianta endotelio-descemet con una porzione di stroma profondo. Utilizzata per patologie dell’endotelio, come ad esempio la cheratopatia bollosa, la distrofia endoteliale di Fuchs, la CHED. Il lembo aderisce alla cornea nella sua parte interna e non ha suture. Si applicano suture solo nelle aperture necessarie all’intervento che vengono rimosse dopo un mese circa. Il recupero visivo è molto rapido. Infine, abbiamo la DMEK, simile alla DSAEK; ma si trapianta solo descemet endotelio.

Il paziente che si sottopone alla DALK big bubble a cosa si deve preparare?

Come per tutte le metodiche praticate, ad una anestesia loco regionale, che interessa solamente l’occhio da operare. Il paziente è quindi operato sveglio, ma ovviamente non avverte dolore. La durata dell’intervento è di circa 30, 40 minuti. Subito dopo l’intervento il paziente può lasciare la struttura e, salvo qualche piccolo accorgimento – come portare occhiali protettivi per alcuni giorni – può subito riprendere le proprie attività quotidiane.

Quando si riscontrano i primi benefici dopo l’intervento?

Il risultato visivo nelle tecniche più innovative è praticamente immediato. Per il trapianto perforante occorre invece qualche mese; in pratica, occorrerà attendere di eliminare i punti di sutura.

Quali complicanze post-operatorie possono verificarsi?

Grazie alle tecnologie utilizzate e all’esperienza dei chirurghi, le complicazioni post operatorie con le nuove metodiche ormai sono sempre più ridotte. L’obiettivo, concretamente raggiungibile, è un intervento risolutivo. Il rischio di rigetto che si presenta invece più frequente nel caso della cheratoplastica perforante è, con le nuove metodiche, decisamente meno apprezzabile; quasi nullo.

Quali sono gli elementi fondamentali per assicurare il successo dell’operazione?

L’innovazione delle tecniche e della strumentazione, sicuramente; ma tutto questo naturalmente non può prescindere dalla mano, fondamentale, del chirurgo che opera. Al Centro oculistico offriamo apparecchiature all’avanguardia e uno staff di grande professionalità ed esperienza. Ad occuparsi del trapianto di cornea, in particolare, è il dottor Luca Avoni, che da oltre un decennio effettua attività di trapianto di cornea con ampia casistica chirurgica di tutte le tecniche, tradizionali e più innovative. Un professionista che ha effettuato e sta effettuando, inoltre, attività di ricerca nel campo dei nuovi trapianti endoteliali, presentando i risultati a livello nazionale ed internazionale.

Il paziente che ha necessità di sottoporsi ad un trapianto di cornea, quanto deve attendere per essere operato al Centro oculistico bolognese?

In quindici giorni al massimo si riesce ad intervenire. E’ il tempo necessario per programmare ed effettuare la visita medica specialistica e gli esami strumentali necessari. Una volta rilevata l’indicazione chirurgica al trapianto corneale e valutata la tecnica più adatta per affrontare lo specifico caso clinico, si procede all’ordine del materiale alla Banca degli occhi e si esegue l’intervento che consente al paziente di riacquistare una vista piena, tornando a una vita normale.